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domenica 4 ottobre 2009

IL Trattato incomprensibile che unira' l'Europa

Da:PEACEREPORTER

L'Irlanda vota sì al Trattato di Lisbona. Si avvicina la ratifica del documento - illeggibile e monumentale - che disegnerà la nuova Europa, un super-Stato senza mandato di rappresentanza che cambierà il nostro futuro
 


Solo Sinn Fèin, il partito nazionalista che un tempo era definito il 'braccio politico dell'Ira', ha fatto campagna per il 'no'. Tutti gli altri, politici, economisti, imprenditori, uomini di spettacolo e anche il padrone della Ryanair Michael O' Leary, hanno fatto leva su paura e preoccupazione: se non avesse vinto il 'sì', l'Irlanda si sarebbe ulteriormente allontanata dall'Unione Europea, e la crisi economica nazionale si sarebbe (forse irrimediabilmente) aggravata.

Ultima tappa (se Polonia e Repubblica Ceca non si metteranno di mezzo) di un tortuoso e tormentato processo di ratifica, il voto irlandese è una vittoria per i burocrati dell'Unione. Il 'no' irlandese del giugno scorso, quando una analogo referendum bocciò il Trattato, è stato spazzato via anche da alcune garanzie promesse all'Irlanda dagli euro-burocrati: non verrà obbligata a legalizzare l'aborto, non perderà controllo sulla fiscalità, non vedrà minacciata la propria neutralità. Oggi sembra che l'integrazione europea, che avrà nel Trattato il suo pilastro, rappresenti la garanzia più sicura contro l'isolamento. E in un mercato economico-finanziario fortemente globalizzato, dove le crisi, sempre più frequenti, provocano incontrollati e devastanti effetti-domino, isolarsi significa morire.

Da qui si evince che vincolarsi - e il Trattato di vincoli ne contiene parecchi - è una scelta, o un'imposizione, obbligata. E che l'euroburocrazia ha il coltello dalla parte del manico. Il secondo referendum irlandese è la prova del fatto che la volontà di una nazione, ovvero del suo corpo elettorale, può passare in secondo piano di fronte alla ragion di Stato di un'Europa alla disperata ricerca di una soluzione alla sua crisi istituzionale.

Il trattato non è che la riproposizione di una 'Costituzione europea' che, al momento della sua elaborazione, rivelò l'impossibilità di conciliare le esigenze di tutti i Paesi che avrebbero in futuro dovuto ratificarla. Così, nel 2007, una gruppo di lavoro capeggiato da Giuliano Amato, si mise al lavoro per proporre una versione 'emendata' della Costituzione in perfetto stile gattopardesco.

Il Trattato è oggi l'integrazione di altri trattati dell'Unione, un monstrum di regole e leggi lungo 2.800 pagine. Incomprensibile ai cittadini europei, se non ai suoi stessi estensori, il Trattato ha la finalità di assicurare, su questioni chiave, maggiore controllo agli organi dell'Unione Europea a scapito di quelli degli Stati nazionali. Garantirà enormi poteri a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (il Consiglio Europeo, che assumerà il ruolo di presidenza, la Commissione Europea e il Consiglio dei ministri, che sarà l'esecutivo, la Corte europea di giustizia, che sarà il sistema giudiziario). Sancirà con forza i principi del libero mercato e la necessità di una difesa comune europea, con la conseguente erosione dei diritti dei lavoratori e del social welfare e la progressiva militarizzazione del continente.

Spesso i poteri del super-Stato europeo, estesi a 68 nuovi settori dove la possibilità di veto di singoli Stati verrà perduta, saranno superiori a quelli dei Paesi membri. I parlamenti nazionali saranno spesso subordinati, dovendo 'obbedire,' anche se in linea di principio, a prescrizioni come quella contenuta, ad esempio, nell'articolo 8c: "I Parlamenti nazionali dovranno contribuire attivamente al buon funzionamento dell'Unione". Implicitamente, ciò significa privilegiare gli interessi della nuova Unione rispetto a quelli dei singoli Stati.

I detrattori del Trattato sostengono, forse non a torto, che l'Unione Europea diventerà uno Stato. Ciò che non è oggi. La Ue non ha personalità giuridica, essendo il termine 'Unione' solo un concetto, che abbraccia le relazioni tra i 27 Stati membri. Relazioni, che, secondo quanto riporta uno dei maggiori esperti (e oppositori) al Trattato, l'irlandese Anthony Coughlan (docente di politiche sociali al Trinity College di Dublino), coprono la Comunità europea, area dove sono attive leggi sovranazionali, e le aree 'intergovernative' di giustizia, politica estera, interni, dove le leggi europee non hanno potere. Il Trattato cercherà di fondere le due aree, assorbendo sempre di più le competenze nazionali, come stanno dimostrando le sempre più manifeste tensioni verso una politica estera e di sicurezza comune e una difesa militare comune.

"Se ci deve essere una federazione europea democratica e accettabile - argomenta Coughlan - il requisito costituzionale minimo dovrebbe prescrivere che le leggi siano proposte e approvate dai rappresentanti direttamente eletti, o nei parlamenti nazionali, o in quello europeo. Sfortunatamente, non è così".

Molti lamentano soprattutto l'incomprensibilità e la lunghezza del Trattato. Come un blogger del sito 'OpenEurope', che ben sintetizza l'insofferenza di molti cittadini europei: "Volete fare come gli Stati Uniti d'America? La loro Costituzione era comprensibile a tutti. Fate allora di dieci pagine massimo, questo trattato. Poi fatelo votare agli elettori nazionali. Solo così, con una Costituzione che contenga le disposizioni essenziali si potrà creare un'entità capace di sopravvivere alla prossima crisi, e soprattutto otterrà il benestare dei cittadini. Tutti i governi si reggono sul consenso, tacito o esplicito, dei governati. E rinunciare a tale consenso nella creazione dell'Unione Europea vuol dire andare in cerca di grane". Come dargli torto?

Luca Galassi


mercoledì 23 settembre 2009

QUELLO CHE NON PAGHIAMO NOI LO PAGA QUALCUN ALTRO!


Made in China
 

Angelo Calianno – tratto da Senza Codice http://senzacodice.blog.co.uk



Spesso quando cerchiamo di spiegare e di spiegarci il basso costo di tutta la merce proveniente dalla Cina, come scarpe, occhiali, vestiti, giocattoli, ci accontentiamo delle semplici risposte date dai media: ore di lavoro raddoppiate rispetto agli operai Italiani, sfruttamento del lavoro minorile, salari minimi; purtroppo però, non è tutto qui, dietro i costi abbattuti del “Made in China” ci sono storie di torture, omicidi, espianti e traffici d’organi illegali ed abusi contro la dignità umana che riguardano milioni di persone, dietro tutto questo c’è la storia dei Laogai.

La parola Laogai in cinese vuol dire “riforma, rieducazione attraverso il lavoro”.
I Laogai sono dei veri e propri campi di concentramento sui cui si basa il sistema carcerario cinese, il campo al suo interno racchiude diverse sezioni, ma non è solo una semplice galera.
In Cina infatti per reati “minori” si può essere rinchiusi per 3 anni senza nessun tipo di processo, infatti è la polizia a decidere la gravità di questo tipo di reati: violazioni come parlare a favore della democrazia, mostrare idee politiche in conflitto con il regime o semplicemente appartenere ad una minoranza etnica o religiosa (come Mongoli e Tibetani), vengono severamente punite.
Una volta rinchiusi i dissidenti devono confessare le proprie colpe e giurare fedeltà al governo; le confessioni vengono quasi sempre estorte con metodi disumani come l’uso del bastone a scossa elettrica, frusta o manganello, una volta “confessato” il proprio crimine, comincia la vera e propria riabilitazione attraverso il lavoro, o perlomeno così viene chiamata dai rappresentati del regime comunista cinese.

Ai detenuti vengono assegnate delle “quote” cioè una quantità di oggetti da produrre o lavori da svolgere in un giorno (si lavora dalle 16 alle 18 ore al giorno); lavori come assemblare giocattoli, cucire vestiti o peggio lavorare in miniere dove si esalano gas tossici senza nemmeno la minima protezione. Se il detenuto non riesce a svolgere per tempo la sua “quota” la razione di cibo diminuisce senza possibilità di appello.


In che modo il mercato occidentale è collegato con i Laogai? E’ tanto semplice quanto allarmante, un esempio pratico può essere un’azienda o un’industria occidentale (es.moda, oggettistica, tessile) che commissiona ad una società di import-export cinese una quantità di materiale da lavorare, assemblare o finire, soltanto che tutto questo lavoro viene svolto servendosi degli operai rinchiusi nei campi, a nessun costo, se non quello delle eventuali materie prime.
In Cina per legge, non si può rimanere rinchiusi per più di 3 anni senza un processo; ma molto spesso, per non diminuire la forza lavoro, alcuni detenuti che hanno già scontato la pena vengono considerati “non completamente riabilitati e non idonei alla società” quindi la detenzione nei campi viene prorogata.

Ma tutto questo non basta, le atrocità più cruente vengono commesse contro i condannati a morte, in Cina ci sono 60 reati per cui si può essere giustiziati ( le esecuzioni capitali avvengono con una frequenza impressionante), una volta giustiziati si procede all’espianto degli organi: reni, cornee, cuore, tutto destinato alla vendita negli ospedali militari, per legge in Cina chi riceve un organo non può chiederne la provenienza, né tanto meno i parenti del condannato possono vedere il cadavere, perché sempre per legge i corpi vengono cremati, cancellando così ogni traccia di misfatto. La copertura usata fino ad ora dal governo è che: “ogni espianto è autorizzato dai condannati a morte”, cosa difficile da credere visto che in Cina il corpo è considerato sacro, quindi intoccabile anche dopo la morte.
Per ogni giustiziato a cui vengono “presi” gli organi un soldato riceve 40 dollari di premio.


Wang Guoqi, un medico militare cinese dei Laogai, fuggito negli Stati Uniti ha confessato al noto quotidiano Guardian che illegalmente ai giustiziati veniva prelevata subito dopo l’esecuzione anche la pelle, destinata poi alle industrie cosmetiche europee e che un rene valeva fino a 30 mila dollari, lo stesso Wang Guoqi ha ammesso di aver preso parte ad un centinaio di espianti non autorizzati.
Le storie che trapelano dai dissidenti fuggiti dai campi sono tantissime, come le violenze da parte dei soldati verso i rinchiusi: molte donne vengono stuprate, e per quelle che dovessero avere una gravidanza concepita dallo stupro, l’aborto forzato con metodi rudimentali, anche all’ottavo mese.

Oggi, il nemico giurato dei Laogai si chiama Harry Wu: detenuto per 19 anni nei campi di concentramento solo per aver manifestato le sue simpatie per la democrazia. Harry Wu, ora è cittadino americano ed ha fondato la Laogai Research Foundation, un’organizzazione no-profit che divulga e fa conoscere al mondo questa orribile realtà. Per anni Harry Wu ha viaggiato tra Cina e Stati Uniti con la copertura di diplomatico o imprenditore per indagare e provare quale fosse l’effettiva provenienza delle merci cinesi.

Tra le varie campagne in atto dalla Laogai Research Foundation c’è quella di boicottare prodotti che riportano l’etichetta “Made in China”, anche se come dice lo stesso Wu: “il problema è che molti di questi articoli lavorati nei campi riportano marchi europei o statunitensi”. Sempre Harry Wu propone di ostacolare questo tipo di commercio, non acquistando merci facili da identificare e da isolare ,come i giocattoli, e facendo conoscere questa situazione anche ai propri governi attraverso lettere e petizioni.

Sapere con precisione il numero dei Laogai è impossibile, perché il governo li nasconde o li chiude per poi aprirne di nuovi in luoghi e province diverse, depistando così organizzazioni per la difesa dei diritti umani come Amnesty International o Human Rights Watch, si stima che attualmente ci siano più di 1000 campi e circa 6 milioni di detenuti.
In Italia siamo bombardati di notizie che parlano delle nuove economie, di come, a lungo andare le nuove industrie tessili orientali distruggeranno le nostre piccole imprese, della concorrenza spietata e delle proposte del governo di mettere dazi alla nuova imprenditoria cinese; quello che noi
conosciamo però, è soltanto una facciata dell’economia di una nazione che sta basando tutto il suo potere sulla privazione di un diritto che a nessun essere umano dovrebbe essere mai negato, la dignità.

Angelo Calianno.

PS: E' in atto un'importante campagna di boicottaggio per combattere queste azioni disumane, visitate il sito www.boycottmadeinchina.org oppure www.laogai.org

Per approfondire:

"La realtà dei Laogai: intervista a Hongda Harry Wu": http://mariomasi.wordpress.com/2007/01/26/la-realta-dei-laogai-%E2%80%93-intervista-a-hongda-harry-wu/

www.disinformazione.it

CRUDELI!

Dietro le olimpiadi




Le piu' grandi violazioni ai diritti umani in atto in questi anni!


domenica 13 settembre 2009

Iraq: dopo l'uranio le siringhe...

                                                     

Molti scienziati hanno denunciato la presenza di tonnellate d'uranio, resti delle granate, missili e bombe americane, in balia dei venti, disseminate sotto forma di polveri fini radioattive, nell'atmosfera.

La guerra squallidamente terminata, l'OMS pretende di proteggere 4 milioni di bambini iracheni dalla polio e dal morbillo a colpi di vaccini finanziati in parte dall'UNICEF. Anziché aiutare questi bambini svantaggiati ad accedere ad una migliore igiene, una migliore alimentazione, con acqua potabile, l'UNICEF privilegia la politica del vaccino. Quest'organizzazione umanitaria usufruisce di un prestigio enorme mentre è praticamente diventata una filiale dei fabbricanti di vaccini.

Le donazioni versate ad organismi umanitari come l'UNICEF servono soprattutto ad arricchire i laboratori farmaceutici a scapito della salute delle popolazioni . Il caso del BIAFFRA all'epoca della guerra civile con la NIGERIA (1967/1970) è un esempio di deriva degli aiuti umanitari. Destinati ad una popolazione affamata ed esangue, le donazioni sono state utilizzate a sbarazzare i laboratori di milioni di dosi di vaccini, non più utilizzati da noi (occidentali) poiché causavano gravi reazioni.

In BIRMANIA con l'arrivo di una dittatura militare totalitaria, (controllata dall'impero TOTALE) intense campagne di vaccinazioni furono condotte su una popolazione fino allora preservata. Gli anni seguenti malattie nuove o sconosciute fecero le loro comparsa.

Benché sia una potenziale arma di genocidio, la fede nel potere magico dei vaccini è ancora bene ancorata là dove i mass media sono onnipotenti.

Non è sempre la stessa cosa nei paesi del terzo mondo dove i vaccini causano danni più importanti. Più di una donna africana mi ha confessato che non voleva vaccinare più i suoi bambini, ma la vaccinazione è imposta, anche in assenza di qualsiasi regolamentazione. E' già successo che dei dispensari siano stati messi ferro e fuoco in seguito a decessi di bambini dopo delle vaccinazioni. Il vento finirà per girare (…) è tempo di fare scoppiare uno dei più grandi scandali della storia della medicina: quello delle vaccinazioni pericolose ed inutili.

Traduzione a cura di Giuditta del blog tuttouno dell'articolo di René BICKEL dal titolo: Irak: Aprés les bombes à uranium, le seringues (giugno 2003)

www.scienzamarcia.blogspot.com

venerdì 11 settembre 2009

LA VERITA! 11 settembre

L'11 settembre del 2002 il New York Times ha scritto: "A distanza di un anno i cittadini sono meno informati sulle circostanze in cui sono morte 2.801 persone in pieno giorno all'estremità meridionale di Manhattan di quanto, nel 1912, trascorsa qualche settimana, non lo fossero a proposito del Titanic". Cinque anni dopo quell'articolo, quanto accade quel giorno resta ancora un mistero.
Due anni di preparazione, ricerche, inchieste. Per scoprire tutto ciò che la versione ufficiale non dice.

giovedì 10 settembre 2009

Megacities: viaggio nelle periferie di Bombay, Città del Messico, New York e Mosca


Megacities, il documentario di Michael Glawogger, un itinerario inquietante ed affascinante ai margini di quattro grandi megalopoli: Bombay, Città del Messico, New York e Mosca. Un mosaico di situazioni rappresentate in sequenze brevi e quasi prive di dialogo. Dodici storie di persone che vivono in maniera precaria, ma con una capacità di cavarsela e un’immaginazione fuori dal comune. Una donna attempata si esibisce e si lascia palpeggiare nei teatri pulciosi di Città del Messico, un giovane moscovita truffa una troupe televisiva, un uomo setaccia le fogne di Bombay alla ricerca di qualche rottame, un ambulante vende camicie indiane per le strade di New York. Seguirà l’incontro con il fotoreporter Luca Bracali (Nazca Pictures). ­Da venti anni gira il mondo per raccontare luoghi, culture e civiltà. Bracali scrive e fotografa per le principali testate italiane di sport, viaggi e turismo.

Vidi in spagna un paio di anni fa' con mia madre e mia sorella il remix di questo film mixato e suonato dal vivo dai SOFASURFERS,si trattava di una performance splendida di videoremix dal vivo con le tecnologie di oggi, mia madre forse rimase un po' scossa dal contenuto forte delle immagini ma del resto anche io e mia sorella,chi nn lo rimarrebbe vedendo la condizione della parte oscura delle megalopoli.


eccovi il trailer di LIFE IN LOOPS e il link del sito ufficiale http://www.lifeinloops.com/