mercoledì 23 settembre 2009
5 REGIONI CONTRO IL NUCLEARE MA LA SARDEGNA NON COMBATTE?
E ALLORA PROPRIO NOI NON SIAMO PRESENTI NELLA PRIMA FASE DELLO SCHIERAMENTO CONTRO IL NUCLEARE?
SIAMO SICURI CHE IL NOSTRO PRESIDENTE UGO CAPELLACCI VOGLIA ANDARE VERAMENTE CONTRO I PROGETTI DEI SUOI COMPAGNI DI PARTITO?
POTREBBERO ESSERE LE SUE DICHIARAZIONI ATTENDIBILI COME LO SONO QUELLE DEI SUOI COMPAGNI DI PARTITO?
INTANTO IN ALTRE REGIONI SI MUOVONO...
Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna, Liguria e Lazio impugnano la Costituzione contro le centrali nucleari sul territorio
pubblicato: mercoledì 23 settembre 2009 da Marina in: Energia Italia Politica Nucleare
Le Regioni contro il nucleare Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Per Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.
Con l’attuale Legge 99/2009, è previsto, all’art.25 che per la costruzione di impianti nucleari e per la messa in sicurezza delle scorie radioattive sia necessaria una unica autorizzazione rilasciata dal Ministero per lo Sviluppo, in accordo con il Ministero dell’Ambiente, del Ministero per le infrastrutture e trasporti e della Consulta delle Regioni. Nel caso in cui una Regione non sia d’accordo con la decisione lo Stato, può decidere in autonomia e senza tener conto dei pareri dei cittadini, scavalcando perciò l’Ente. Ecco dunque, il ricorso alla Corte Costituzionale.
Ha detto Silvio Greco, assessore all’ambiente della Regione Calabria, la prima ad aver aperto questa vertenza:
La Regione impugnerà questa legge perché riteniamo di dovere fare una battaglia di civiltà. Non si puo’ pensare, alla luce di tutte le sentenze della Corte di Cassazione che individuano un rapporto paritario tra Stato e Regioni in tema di energia, che si venga in Calabria e si pensi di fare un deposito di scorie radioattive o una centrale nucleare senza neanche interpellare la Regione. A distanza di più di 20 anni dal referendum sul nucleare in Italia abbiamo ancora tutti i rifiuti da smaltire e la Calabria, è già particolarmente penalizzata dal ritrovamento del relitto al largo di Cetraro.
DA ECOBLOG
venerdì 11 settembre 2009
Sardegna le centrali nucleari sempre piu' vicine e noi dove andiamo?
LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Pronto il decreto sul nucleare
09.09.2009
Lista dei siti ancora top secret, ma la Sardegna rischia di avere una centrale in breve
di Piero Mannironi
ROMA. Il testo del decreto che cancellerà il referendum del 1987 contro il nucleare è quasi pronto. Secondo alcune indiscrezioni, la bozza riservata sarà licenziata entro il 15 dal comitato di esperti nominato dal governo e dalla burocrazia ministeriale. Nel testo è disegnata l’intera catena nucleare: l’identificazione delle aree e dei siti per le centrali, l’ubicazione dei depositi delle scorie e le procedure per lo smantellamento (affidato alla Sogin) delle strutture, quando i reattori andranno in esaurimento. Sono poi indicati i modi e i tempi di realizzazione. E quindi i processi pubblici per arrivare alla manifestazione di consenso delle popolazioni che dovranno ospitare le centrali. Ma il decreto prevede anche un percorso per superare eventuali dissensi od opposizioni. Sembra infatti che se alcune Regioni dovessero contestare la geografia nucleare approvata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e la Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni, si tenterà una conciliazione con un Comitato interistituzionale. Nel caso il conflitto non dovesse essere risolto, il governo andrà avanti per decreto. Come dire: se c’è il consenso va bene, se non c’è si va avanti lo stesso. Le aree sulle quali dovranno sorgere le 8-10 centrali sono state già identificate, ma la mappa dell’atomo è per il momento ancora top-secret. Secondo la bozza del decreto, all’interno di queste aree, la scelta dei siti sarà poi affidata agli operatori (cioé le aziende o i consorzi di imprese), ai quali sarà affidata la costruzione e la gestione delle centrali. E qui cominciano i problemi. Perché il decreto indica i criteri generali in base ai quali sono state scelte le aree (scarsa sismicità, scarsa densità abitativa, vicinanza al mare o a grandi corsi d’acqua e zone appartenenti al demanio militare) e non è quindi difficile ipotizzare dove potranno sorgere le centrali. E la Sardegna è sicuramente una delle regioni che può vantare tutti questi requisiti. C’è stato recentemente anche chi, come il direttore dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia, Enzo Boschi, ha sostenuto in Senato che «la Sardegna è l’area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perché è la più stabile dal punto di vista sismico». E ancora: «La Sardegna è una zona con una storia geologica diversa dal resto d’Italia. Si potrebbero fare tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia». Ma la Sardegna ricorre anche nella mappa dei possibili siti disegnata negli anni ’70 dal Cnen (poi diventato Enea) che il comitato di esperti nominato dal governo ha esaminato in questi mesi. E in quella mappa vengono indicati tre siti nell’isola: vicino a Santa Margherita di Pula, fra Santa Lucia e Capo Comino e alla foce del Rio Mannu, a Barisardo. Non basta, secondo alcune indiscrezioni, gli esperti avrebbero valutato anche la zona di Cirras, tra Arborea e Oristano. C’è infine uno dei criteri fissati nel decreto che molti stanno forse sottovalutando. E cioé la presenza di aree del demanio militare, per questioni ovviamente legate alla sicurezza. Per quanto riguarda questo criterio di valutazione, la Sardegna è sicuramente al primo posto in Italia. Il presidente della Regione Cappellacci ha ripetutamente ribadito la sua contrarietà al nucleare nell’isola. Ma ad essere sinceri, durante la campagna elettorale per le Regionali, il ministro Scajola su questa questione è stato un po’ sfuggente.
Dopo tutto che ci si poteva aspettare...abbiamo il dovere di non permettere questo!
martedì 8 settembre 2009
Nucleare: un bonus ai Comuni che ospiteranno i siti
Il programma italiano prevede la costruzione di 8-10 centrali sul nostro territorio a partire dal 2014. Il governo sta definendo i criteri per l'identificazione delle aree in cui sorgeranno, ma Greenpeace già protesta
Nucleare, un bonus ai Comuni che ospiteranno i siti
Il programma italiano prevede la costruzione di 8-10 centrali sul nostro territorio a partire dal 2014. Il governo sta definendo i criteri per l'identificazione delle aree in cui sorgeranno, ma Greenpeace già protesta
08 settembre, 2009
La prima nuova centrale nucleare italiana potrebbe essere realtà già tra 5 anni. Ma dove? Il governo in due mesi dovrà definire i criteri per la localizzazione dei siti atomici. La popolazione verrà consultata, sì. Tuttavia la realizzazione degli impianti potrà essere autorizzata comunque da un decreto del Presidente della Repubblica su delibera del governo, anche se i cittadini saranno contrari. Come risarcimento per il rischio nucleare, gli abitanti e le amministrazioni comunali riceveranno un bonus. E Greenpeace già protesta: "Serviranno 2 o 3 secoli per smaltire le scorie".
GREEN PEACE

